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The best of Edo Zoia9月23日 LENTAMENTE MUORELentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ognigiorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti. Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lasciaaiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi nonrisponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
8月28日 MALE IN POLVERECento demoni giocano con te 7月19日 IL DILEMMA DEL DOPINGNegli ultimi anni, in un numero preoccupante di sport (baseball, football americano, atletica e, soprattutto, ciclismo) si sono avuti scandali legati al doping. Nella lunga lista di sostanze vietate ai ciclisti, la più efficace è l'eritropoietina ricombinante (r-EPO), un ormone artificiale che stimola la produzione di globuli rossi, aumentando la quantità di ossigeno disponibile ai muscoli. La teoria dei giochi, usata per analizzare i comportamenti economici, spiega perché per un ciclista professionista fare uso di doping è una scelta razionale: le sostanze dopanti sono molto efficaci e sono difficili o impossibili da rilevare; il successo è più facilmente raggiungibile; infine, se tutti i corridori si dopano, diventa difficile per un ciclista «pulito» restare competitivo, con il rischio di essere espulso dalla squadra.L'analisi del ciclismo effettuata con la teoria dei giochi si può estendere facilmente ad altri sport. Le matrici del gioco risultanti indicano in maniera quantitativa come gli enti di controllo possono ripulire i rispettivi sport nel modo più efficace. 6月24日 NATI NEGLI ANNI '80Lo scopo di questo testo é quello di rendere giustizia a una generazione, quella di noi nati negli anni '80 (anno più, anno meno), quelli che vedono la casa acquistata allora dai nostri genitori valere oggi 20 o 30 volte tanto, e che pagheranno la propria fino ai 50 anni. Noi non abbiamo fatto la Guerra, né abbiamo visto lo sbarco sulla luna, non abbiamo vissuto gli anni di piombo, né abbiamo votato il referendum per l'aborto e la nostra memoria storica comincia coi Mondiali di Italia '90, con la mascotte Ciao. Per non aver vissuto direttamente il '68 ci dicono che non abbiamo ideali, mentre ne sappiamo di politica più di quanto credono e più di quanto sapranno mai i nostri fratelli minori e discendenti. Babbo Natale non sempre ci portava ciò che chiedevamo, però ci sentivamo dire, e lo sentiamo ancora, che abbiamo avuto tutto, nonostante quelli che sono venuti dopo di noi sì che hanno avuto tutto, e nessuno glielo dice. Siamo l'ultima generazione che ha imparato a giocare con le biglie, a saltare la corda, a giocare a lupo mangia frutta, a un-due-tre-stella, e allo stesso tempo i primi ad aver giocato coi videogiochi, ad essere andati ai parchi di divertimento o aver visto i cartoni animati a colori. Abbiamo indossato pantaloni a campana, a sigaretta, a zampa di elefante e con la cucitura storta; la nostra prima tuta è stata blu con bande bianche sulle maniche e le nostre prime scarpe da ginnastica di marca le abbiamo avute dopo i 10 anni. Andavamo a scuola quando il 1 novembre era il giorno dei Santi e non Halloween, quando ancora si veniva bocciati, siamo stati gli ultimi a fare la Maturità e i pionieri del 3+2… Siamo stati etichettati come Generazione X e abbiamo dovuto sorbirci Sentieri e i Visitors, Twin Peaks e Beverly Hills (ti piacquero allora, vai a rivederli adesso, vedrai che delusione). Abbiamo riso con Spank, pianto con Candy-Candy, ballato con Heather Parisi, cantato con Cristina D'Avena e imparato la mitologia greca con Pollon. Siamo una generazione che ha visto Maradona fare campagne contro la droga. Ci ricordano sempre fatti accaduti prima che nascessimo, come se non avessimo vissuto nessun avvenimento storico. Abbiamo imparato che cos'è il terrorismo, abbiamo visto cadere il muro di Berlino, e Clinton avere relazioni improprie con la segretaria nella Stanza Ovale; siamo state le più giovani vittime di Cernobyl; quelli della nostra generazione l'hanno fatta la guerra (Kosovo, Afghanistan, Iraq, ecc.). Abbiamo imparato a programmare un videoregistratore prima di chiunque altro, abbiamo giocato a Pac-Man, odiamo Bill Gates e credevamo che internet sarebbe stato un mondo libero. Siamo la generazione di Bim Bum Bam e del Drive-in. Siamo la generazione che andò al cinema a vedere i film di Bud Spencer e Terence Hill. Gli ultimi a usare dei gettoni del telefono. Ci siamo emozionati con Superman, ET o Alla Ricerca dell'Arca Perduta. Mangiavamo le Big Bubble, ma neanche le Hubba Bubba erano male; al supermercato le cassiere ci davano le caramelline di zucchero come resto.. Siamo la generazione di Crystal Ball ('con Crystal Ball ci puoi giocare…'), delle sorprese del Mulino Bianco, dei mattoncini Lego a forma di mattoncino, dei Puffi, i Volutrons, Magnum P.I., Holly e Benji, Mimì Ayuara, l'Incredibile Hulk, Poochie, Yattaman, Iridella, He-Man, Lamù, Creamy, Kiss Me Licia, i Barbapapà, i Mini-Pony, le Micro-Machine, Big Jim e la casa di Barbie di cartone ma con l'ascensore. La generazione che ancora si chiede se Mila e Shiro alla fine vanno insieme. L'ultima generazione a vedere il proprio padre caricare il portapacchi della macchina all'inverosimile per andare in vacanza 15 giorni. L'ultima generazione degli spinelli. Guardandoci indietro è difficile credere che siamo ancora vivi: viaggiavamo in macchina senza cinture, senza seggiolini speciali e senza air-bag; facevamo viaggi di 10-12 ore e non soffrivamo di sindrome da classe turista. Non avevamo porte con protezioni, armadi o flaconi di medicinali con chiusure a prova di bambino. Andavamo in bicicletta senza casco né protezioni per le ginocchia o i gomiti. Le altalene erano di ferro con gli spigoli vivi e il gioco delle penitenze era bestiale. Non c'erano i cellulari. Andavamo a scuola carichi di libri e quaderni, tutti infilati in una cartella che raramente aveva gli spallacci imbottiti, e tanto meno le rotelle!! Mangiavamo dolci e bevevamo bibite, ma non eravamo obesi. Al limite uno era grasso e fine. Ci attaccavamo alla stessa bottiglia per bere e nessuno si è mai infettato. Non avevamo 99 canali televisivi, dolby-surround, cellulari, computer e Internet; ce la spassavamo giocando al gioco della bottiglia o a quello della verità. Abbiamo avuto libertà, fallimenti, successi e responsabilità e abbiamo imparato a crescere con tutto ciò. Tu sei uno di nostri? 6月19日 ScelgoLa verità è che sono cattivo, ma questo cambierà, io cambierò. E' l'ultima volta che faccio cose come queste, metto la testa a posto, vado avanti, rigo dritto, scelgo la vita. Già adesso non vedo l'ora, diventerò esattamente come voi; il lavoro, la famiglia, il maxi-televisore del cazzo, la lavatrice, la macchina, il cd e l'apriscatole elettrico, buona salute, colesterolo basso, polizza vita, mutuo, prima casa, moda casual, valigie, salotto di tre pezzi, fai da te, tele-quiz, schifezze della pancia, figli a spasso nel parco, orario d'ufficio, bravo a golf, l'auto lavata, tanti maglioni, natale in famiglia, pensione privata, esenzione fiscale, tirando avanti lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirai.... 6月15日 CREDO...Credo nelle finte di Ronaldo,e nelle schiacciate di Kobe Bryant. Credo al doppio suono nel campanello del padrone di casa che vuole l'affitto ogni primo del mese. Credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre e un padre che siano decenti con lui almeno finchè non si sta in piedi. Credo che un Milan come quello di Van Basten, Gullit e Rijkaard non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altri belle in maniera diversa. Credo che non sia tutto qua; però, prima di credere in qualcos'altro, bisogna fare i conti con quello che c'è qua: e allora mi sa che crederò primo o poi in qualche dio. Credo che se prima o poi avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con mille euro al mese, però credo anche che se non leccherò il culo come fanno tutti difficilmente cambieranno le cose. Credo che c'è un buco grosso dentro, ma anche che la musica, qualche amichetta, lo sport, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici, bè, ogni tanto questo buco me lo riempiono. Credo che la voglia di scappare da un paese di cinquemila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Merckx... Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perchè comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri. Credo che per credere, certi momenti, ti serve molta energia. Ecco, allora vedete di ricaricare le vostre scorte con questo... 5月17日 CIAO POZ"Son contento solo se... vedo giocare Gianmarcooo...". Così cantavano i tifosi varesini ogni volta che Pozzecco metteva piede sul parquet di Masnago nel riscaldamento pre-partita. E con tanti altri cori, durante una carriera in serie A lunga oltre quindici anni, il playmaker più amato d'Italia è stato salutato dagli appassionati di basket a Udine, Livorno, Bologna e Capo d'Orlando, le città italiane in cui è andato in scena il Pozzecco-show. Ieri, quando gara-3 tra Avellino e Capo d'Orlando ha sancito l'eliminazione dai playoff della Pierrel, Poz è stato richiamato in panchina da coach Sacchetti a pochi minuti dalla sirena. E' uscito dal campo in lacrime, abbracciando tutti, accolto da un'ovazione di amici e avversari. Gianmarco non gioca più. E non sono soltanto i tifosi varesini a essere meno contenti. Senza Poz, che basket sarà?... Poz che debutta in A (anzi, in A1) con Livorno. Poz che vince lo scudetto della stella di Varese. Il piccolo Poz coi capelli rossi che tira in faccia al gigante Tim Duncan nella sfida agli Spurs. Poz che tenta l'avventura Nba (Toronto, sei sicura di aver fatto un affare preferendogli Arroyo?) e torna indietro dopo la Summer League. Poz che strappa la lavagna dalle mani di coach Repesa e chiude l'avventura fortitudina. Poz che in Nazionale fa imbufalire Tanjevic, fa arrabbiare persino l'amico Recalcati, ma vince lo stesso un argento olimpico ad Atene. Poz che si sposa, anzi, non si sposa più. Poz zar di Mosca, coperto di soldi dal Khimky. Poz che torna in Italia e gioca in Sicilia la sua ultima grande stagione. Scegliete voi il Poz che preferite: queste sono solo alcune immagini, alcuni flash di una vita sportiva che è impossibile riassumere in poche righe. Come non avrebbe senso snocciolare un elenco di cifre: Pozzecco chiude la sua carriera in serie A con quasi 5.700 punti segnati (13,8 di media, ma anche una stagione da top scorer a 27), uno scudetto vinto con Varese e una finale di Eurolega persa con la Fortitudo. E 4.2 assist (7.8 da quando è alla Pierrel) non rendono giustizia al miglior passatore visto in Italia negli ultimi anni. Ma non è questione di punti, assist e trofei: il Poz giocatore è stato emozione vera, genio in attacco e sregolatezza in difesa. Passione allo stato puro....E' stato marachelle, gag esilaranti, anche errori. Ma lui è così: non si discute, si ama. L'hanno amato, alla fine, anche tutti i tifosi avversari che l'hanno fischiato per anni. A Cantù, in questa stagione, l'hanno salutato e celebrato come "miglior peggior nemico". In Italia, è roba che non si vede mai.Vedere Pozzecco che lascia il basket è qualcosa che ti fa arrabbiare con il tempo che passa. E' ingiusto, innaturale, non sembra neanche vero. Verrebbe voglia di fermarlo, il tempo, per divertirci ancora un po' insieme a Gianmarco. Verrebbe voglia di chiamare un time-out. Ma non si può, purtroppo. E allora, tanto vale ringraziare questo pazzo ragazzo triestino, che ha unito gli sportivi italiani come forse nessun altro....
5月12日 ...."Non posso vivere senza far lavorare il cervello. C'e' forse qualche altra cosa per cui val la pena di vivere? Ma vieni un attimo qui, alla finestra. Hai mai visto un mondo piu' tetro, piu' squallido, piu' inutile? Guarda quella nebbia gialla che fuma e fluttua per le strade e va ad accumularsi sulle grige facciate delle case. Cosa potrebbe esserci di piu' disperatamente prosaico e materiale? A che serve, possedere doti , se poi manca la possibilita' di sfruttarle? Il delitto e' banale, l'esistenza e' banale; e solo queste banali qualita', non altro, servono a qualcosa su questa terra. " |
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